Abitare i suoni della Terra I – Il nascere

Come si manifesta il mondo quando si nasce? In che modo il mondo si fa avanti nell’esperienza umana? Per rispondere a queste domande bisognerebbe far riferimento ad una memoria più antica di quella a cui abbiamo normalmente libero accesso: la memoria del corpo.


Il feto nel suo sviluppo intrauterino progressivamente inizia ad avere delle reazioni, percepisce qualcosa e così il mondo pian piano si fa avanti. Non è un mondo di luce e colori ma un mondo di suoni. Il primo suono è essenzialmente un suono musicale, ancora meglio, è il primigenio suono musicale: il battito del cuore della madre. Un suono profondo, pulsante, regolare e rassicurante. Se è vero che la cura (Sorge) è per Martin Heidegger l’essenza dell’esistenza dell’uomo, si può affermare che il prendersi cura è anche assicurare al nuovo venuto un ordine sonoro entro cui sia possibile l’originaria esperienza del mondo. Essere-nel-mondo (In-der-Welt-Sein) non accade solo quando, uscendo da nostra madre, siamo gettati nell’aperto; quel piccolo spazio che rappresenta i contorni del nostro mondo uterino è già una risonante radura in miniatura. Se provassimo a delineare una sorta di fenomenologia di questa primigenia radura sonora che si incarna nel battito del cuore della madre, non potremmo non notare che proprio grazie a tale pulsazione il feto accede ad una prima forma del mondo. Se è vero che il nostro stare al mondo è prima di tutto una tonalità emotiva, proprio quest’ultima nella madre si manifesta al feto attraverso il variare delle pulsazioni del cuore: ad uno stato di eccitazione corrisponde un’accelerazione delle pulsazioni cardiache, così come ad uno stato di serenità corrisponde una decelerazione del battito. Insomma, grazie a questo suono pulsante il bambino accede al “ritmo della vita”; è mediante l’esperienza emotiva della madre che risuona nel suo cuore a rendere possibile questa prima percezione del feto.  Anche quando il bambino nel suo progressivo sviluppo intrauterino inizia a percepire i suoni esterni, smorzati dal liquido amniotico, percepisce questa variopinta costellazione sonora sempre in compagnia della pulsante regolarità del battito della madre. Questo ritmo costante ci accompagna sempre e dà forma alla nostra originaria esperienza dell’Essere-nel-mondo.

Proviamo adesso ad immaginare la nostra nascita. I suoni esterni che in precedenza erano attutiti dal liquido amniotico irrompono fragorosamente, il bambino prova una sensazione di spaesamento, sente quel mondo di suoni come qualcosa di estraneo, e anche per questo prova un senso di vertigine. È solo quando il bambino viene posto sul petto della madre che ritorna quel suono rassicurante della sua vita intrauterina, ed è solo in quel momento che il bambino riacquista quello stato di serenità precedente: nulla è perduto e l’origine è ancora tra di noi.

Possiamo allora concludere che abitare per noi è sempre originariamente un’esperienza musicale. Tale esperienza ci accompagna in ogni momento della nostra esistenza. Si potrebbe addirittura ipotizzare che la nostra musica non faccia altro che rimarcare costantemente quel suono pulsante e profondo che è stato per noi il battito del cuore della madre:la musica è l’eco della madre. Questa risonanza originaria appartiene alla nostra più antica memoria, quella del corpo, e si attiva ogni volta che, ascoltando una musica pulsante, spontaneamente il nostro corpo inizia a danzare. In fin dei conti, non è proprio il risonante cuore la sede del ri-cordare? In che modo infatti le prime comunità umane trattenevano nella memoria la loro origine? Attraverso il canto dei loro miti. In quella seconda casa-utero che è stata la caverna, l’uomo cantando riproduceva l’eco del suono della madre. Tra le divinità ctonie del mito greco, Gaia è la divinità originaria nelle cui viscere abita poeticamente (musicalmente) l’uomo.

Noi non abitiamo semplicemente dei luoghi, ma abitiamo la risonanza (musicale) di quei luoghi.

Francesco Cardone

BLOG

Ultimi Articoli

No results found.