Abitare i suoni della Terra VIII – L’eco-logia dei suoni e dei sentimenti

La parola “eco” deriva dal greco ἠχώ e il suo spettro semantico comprende diversi significati, quali “grido”, “suono”, “lamento”, “rumore”. Nelle sue ricerche sull’origine accadica delle lingue greca e latina, Giovanni Semerano lega il termine ἠχή con l’accadico “bakû (gridare), “bakkû (strillante) e il sumero akkil (grido, lamento, suono, voce). Questa rosa di significati che connota la parola “eco” ci fa capire che il risuonare proprio dell’eco è intimamente legato con l’espressività della voce umana. Non si tratta infatti di un semplice fenomeno fisico di riflessione di onde acustiche in un adeguato spazio di propagazione, ma dell’espansione della voce che diffonde con essa la propria tonalità emotiva. Suono e tonalità emotiva sono nella bolla esistenziale dell’uomo originariamente connessi. Se è vero che l’uomo, secondo Aristotele, èZòonlògonèchon,ossia ilvivente capace di parola, si può senz’altro marcare la profonda connessione tra uomo, parola e suono.

A ben vedere, però, ciò che rende possibile il legame tra suono e parola è proprio la tonalità emotiva che da sempre dispone l’esistenza dell’uomo. La tonalità emotiva non si aggiunge semplicemente alla parola e al suono, ma li rende possibili, li fa essere ciò che sono. In tal senso, l’eco del suono è essenzialmente l’eco della tonalità emotiva dell’esistenza dell’uomo. Solo, in effetti, quando spogliamo il suono della sua carica emotiva, abbiamo il suono della fisica. Ma cos’è il suono della fisica? In un certo senso è un non-suono. Il suono “visto” con gli “occhi” della fisica è un fenomeno che rientra nella meccanica, ovvero nella cinematica. Il suono diventa un complesso fenomeno vibrazionale dell’aria che viene descritto non tanto con l’udito ma con la vista. Il sentire diventa un vedere. Ma cosa guadagniamo e perdiamo in questo passaggio? Guadagniamo senz’altro uno sguardo più analitico del fenomeno acustico, il suono viene, infatti, scomposto in tutte le sue parti, mostrando la natura complessa di un singolo fenomeno acustico. Se dovessimo, però, descrivere sommariamente la perdita che si ha in questo passaggio, ci troveremmo di fronte alla perdita di un intero mondo, la bolla esistenziale dell’uomo.

Nel “sentire” non è mai in questione semplicemente il percepire qualcosa. Nel sentire è in gioco non solo il sentire se stessi nel mentre sentiamo qualcosa, ma anche la restituzione di questo sentire noi stessi nei confronti della cosa che sentiamo. Come si può notare, anche se in modo molto sintetico e approssimativo, il sentire è un complesso circolo di rimandi: da una parte quando sentiamo siamo sempre disposti emotivamente, tale per cui il sentire è anche riflessivo, poiché nel sentire sono in gioco due sorgenti quella esterna e quella interna che si intrecciano; dall’altra noi spontaneamente proiettiamo nella cosa che sentiamo la nostra tonalità emotiva che si impregna nella cosa stessa. La bolla esistenziale, emotivamente disposta, impregna ogni cosa con cui si interseca. Sentiamo la cosa sentendoci e nella cosa sentiamo noi stessi.

Da quello che si è detto finora, si può senz’altro affermare che un’eco-logia dei suoni deve considerare la complessità dei rimandi in gioco nel fenomeno sonoro quando è coinvolta la bolla esistenziale dell’uomo, ossia quando il suono è considerato nell’originario evento rivelativo di quest’ultimo. Infatti il suono “della fisica” è un fenomeno posteriore e astratto, non originale. Noi non “scopriamo” i suoni con la fisica ma mediante la nostra bolla esistenziale emotivamente disposta. Non a caso, come si è visto in precedenza, “eco”, tra le tante cose, significa “grido”, e quindi l’eco rientra pienamente nella nostra sfera emotiva, e questo anche perché vi è un profondo legame tra il sent-ire e il sent-imento.

Il termine eco-logia, per certi versi, non ha nulla a che fare con il termine ecologia e, allo stesso tempo, presenta una forte affinità. Non ha nulla a che fare perché mentre l’eco-logia qui bisogna intenderla come illògosdell’eco, ossia come la parola risonante della risonante bolla esistenziale, invece l’ecologia è la scienza delle relazioni tra gli organismi viventi; dall’altra vi è una profonda affinità tra i due termini, perché l’eco-logia è quel discorso che mette in gioco la relazione tra le bolle esistenziali a partire dalla loro risonanza, ossia considera la complessa risonanza tra le bolle esistenziali come un modo essenziale mediante cui le bolle si relazionano non solo tra loro ma anche mediante il mondo ambiente che funge da amplificatore di tale risonanza. In generale, gli esseri umani, e più estesamente gli esseri viventi, si scambiano continuamente stati emotivi, sono per così dire permeabili alle emozioni altrui, ed è mediante questa permeabilità alle emozioni che si instaura la prima forma di comunicazione, in sostanza la prima parola è sempre un’emozione. Detto per inciso, noi diventiamo impermeabili alle emozioni e quindi all’eco (grido) altrui, quando ci alieniamo dalla nostra bolla esistenziale, quello che secoli fa Cartesio individuò nell’automa.

Se è vero, come indicato dal mio primo contributo, che la nostra originaria esperienza del mondo è stata un’esperienza sonora – il battito del cuore di nostra madre -, si può senz’altro affermare che suono e affettività accompagnano da sempre il nostro cammino di vita. Da questo si potrebbe anche dedurre che l’eco-logia parla dell’incontro delle bolle esistenziali che costantemente si scambiano risonanze emotive. Se infatti provassimo per un attimo a immaginaci un possibile eco-sistema delle bolle emotivamente risonanti, ci troveremmo di fronte a un fenomeno simile al gioco delle onde che possiamo osservare sulla superficie di un lago.

Tale fenomeno, se guardato con il “corpo” emozionale dell’esistenza e non gli occhi del meccanicismo scientifico, ci insegna che la nostra risonanza acustico-emotiva costantemente si interseca con la risonanza di altre bolle sonore, creando una costante risonanza complessiva, quella appunto di un’eco-logia, il cui ordine (lògos) non è precostituito alle bolle stesse, ma è il farsi evento di quest’ultime. Il mondo è l’incontro acustico-emotivo delle bolle che vi partecipano. Il verbo “partecipare” letteralmente vuol dire “prendere parte” a qualcosa, ma questo prendere parte implica che la nostra sfera emotiva non si aggiunge all’evento sonoro in un secondo momento, semmai va a costituire il “colore” dell’evento stesso. 

Francesco Cardone

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